Cosa è successo: la proroga IVA slitta al 2036
Il fatto centrale è la pubblicazione del Decreto Legislativo 186/2025, apparso in Gazzetta Ufficiale il 12 dicembre 2025 ed entrato in vigore il giorno successivo. Come riporta Fisco Oggi, l'organo di informazione dell'Agenzia delle Entrate (dicembre 2025), il decreto rinvia al 1° gennaio 2036 l'applicazione del nuovo regime di esenzione IVA per le operazioni realizzate dagli enti associativi, che sarebbe altrimenti scattato il 1° gennaio 2026.
In pratica, per le attività istituzionali rese verso soci e tesserati resta in vigore l'attuale regime di esclusione dal campo IVA. Il provvedimento, approvato in Consiglio dei Ministri il 20 novembre 2025, nasce dal confronto con la Commissione europea e concede un decennio per riallineare gradualmente IVA e Codice del Terzo Settore.
Cosa cambia concretamente per una ASD o SSD che lavora soprattutto con i propri tesserati:
Nessun obbligo generalizzato di aprire la partita IVA solo per effetto della riforma, almeno fino al 2036.
Nessun passaggio automatico alla fatturazione elettronica obbligatoria per i corrispettivi istituzionali.
Possibilità di continuare a rilasciare ricevute semplici per quote e corrispettivi specifici verso soci e tesserati.
Il decreto porta con sé altre due novità utili da conoscere. La prima: la soglia per il regime forfettario ai fini IVA per organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale sale da 65mila a 85mila euro, come chiarito sempre da Fisco Oggi. La seconda: resta confermata l'applicazione del regime agevolato della Legge 398/1991 alle ASD e SSD non iscritte al RUNTS, con ricavi commerciali annui fino a 400mila euro, come segnala ACSI (marzo 2026).
Sul fronte dei compensi, un intervento più recente merita attenzione: il DL 38/2026 ha introdotto un'esenzione dalla ritenuta del 20% sui premi sportivi dilettantistici fino a 300 euro, valida dal 28 marzo al 31 dicembre 2026, come riporta TeamSystem (gennaio 2026).
Perché è rilevante: i numeri del fitness e del wellness
La proroga arriva in un mercato che continua a crescere. Secondo l'analisi ripresa da Fitness Lab (agosto 2025), il mercato italiano del fitness vale oggi circa 3,1 miliardi di euro, in crescita del 10% rispetto al 2023, con strutture attive comprese tra le 7.500 e le 8.000 e circa 5 milioni di iscritti, aumentati del 7,5% in un solo anno.
Un dato che colloca l'Italia al quarto posto in Europa per fatturato ma al primo per numero di centri. È un paese con moltissime palestre e un livello di sedentarietà ancora alto: come ricorda blu7 (marzo 2026), la popolazione adulta italiana resta tra le più sedentarie tra i paesi OCSE, con circa il 35% di persone sedentarie contro il 41% del 2013.
Sul piano continentale, il quadro è coerente. Secondo il report di EuropeActive e Deloitte ripreso da ANIF Eurowellness (luglio 2025), nel 2023 gli abbonamenti europei hanno raggiunto 67,6 milioni con una crescita del 7,5%, e i ricavi totali sono saliti a 31,8 miliardi di euro, in aumento del 14%.
Questi numeri raccontano un settore frammentato, dominato da tante realtà locali e da poche grandi catene: una struttura che lascia spazio agli operatori indipendenti, ma che premia chi sa costruire un brand riconoscibile e una gestione efficiente.
Impatto concreto per palestre e professionisti
Per titolari e gestori, la proroga IVA vale soprattutto come respiro operativo. Nel breve periodo si evitano nuovi adempimenti, costi amministrativi e complessità contabili legate al passaggio al regime di esenzione. Ma non è una sospensione definitiva: il 2036 è vicino in termini normativi e la conformità statutaria resta la condizione per accedere a ogni vantaggio fiscale.
Alcuni punti pratici da tenere presenti:
La distinzione tra attività istituzionali verso soci e attività commerciali verso terzi rimane decisiva per capire quando serve la partita IVA.
Chi svolge corsi aperti a esterni o servizi accessori dovrebbe valutare con il proprio commercialista se dotarsi già ora di partita IVA.
La corretta gestione di compensi, premi e collaborazioni sportive richiede strumenti in grado di tracciare soglie, scadenze e documenti.
In un contesto così, la vera leva competitiva non è solo fiscale ma gestionale. Trattenere i clienti, ridurre gli insoluti e presidiare rinnovi e abbonamenti pesa quanto e più della singola aliquota.
Cosa possono fare oggi titolari e gestori
Il messaggio operativo è chiaro: usare il tempo guadagnato per rafforzare la gestione. Alcune azioni concrete:
Verificare con un professionista abilitato lo statuto e l'iscrizione ai registri, così da restare nel perimetro delle agevolazioni.
Separare in modo ordinato incassi istituzionali e commerciali, con report esportabili utili in caso di controllo.
Presidiare il fatturato a rischio, ovvero clienti inattivi, rinnovi in scadenza e insoluti, che spesso valgono più di una nuova campagna.
Centralizzare agenda, prenotazioni e abbonamenti in un unico sistema, riducendo errori e tempo speso in operazioni manuali.
Su quest'ultimo punto entra in gioco un gestionale come ABBS Business, pensato per palestre e studi che lavorano con abbonamenti, prenotazioni a slot con check in, incassi e report. Include dashboard con KPI e MRR, un modulo di Revenue Recovery per il fatturato a rischio, CRM e automazioni, oltre a integrazioni con Fatture in Cloud e WhatsApp Business. È collegato all'app ABBS con cui i clienti prenotano e pagano, ed è distinto da ABBS per gli utenti, l'app per scoprire e prenotare servizi locali.
Conclusione
La proroga al 2036 non cancella la riforma: la sposta. Per ASD e SSD significa poter operare con maggiore serenità nel breve periodo, ma anche l'occasione per mettere ordine in agenda, abbonamenti e incassi prima che il quadro cambi di nuovo. Chi arriva preparato al prossimo appuntamento normativo parte avvantaggiato. Le informazioni fiscali di questo articolo hanno finalità divulgativa: per decisioni concrete conviene sempre confrontarsi con un commercialista o un consulente del lavoro.